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Il lavoro nobile!
La collaboratrice familiare bussò alla porta dello studio.
-Cosa c’è di nuovo? –rispose il professore che stava riordinando dei fogli sparsi sulla sua scrivania.
-Niente di nuovo, professore - rispose la collaboratrice – oggi è il giorno in cui devo spolverare il suo studio.
-Va bene, entri. Rispose il professore. “Non disturbo se continuo a ordinare i miei fogli?”
-Faccia pure -rispose lei.
La collaboratrice era una donna semplice e senza pretese, ma intelligente, a cui piaceva leggere; nel tempo libero dal lavoro infatti leggeva volentieri sul suo smartphone gli scritti che il professore pubblicava su internet.
Professore, posso farle una domanda? Disse improvvisamente la collaboratrice.
- Dica pure –disse il professore, fermandosi un momento con i fogli in mano.
-Come fa ad inventare le storie che pubblica su internet?
-Non è questione d’invenzione - rispose il professore. Le storie che scrivo traggono origine dalla cronaca di ogni giorno. Non tutti i fatti di cronaca però sono adatti per scrivere una storia di fantasia.
Mi potrebbe fare un esempio? -replicò la collaboratrice.
-Un fatto inconsueto come per esempio “un uomo è caduto da un'impalcatura alta 30 metri ed è rimasto illeso”, non è adatto per costruire una storia, perché la storia diventerebbe una favola.
Allora la collaboratrice prese il giornale che era sopra la scrivania, dove in prima pagina a caratteri cubitali c’era un titolone che recitava: “37 ingegneri informatici licenziati perché sostituiti dall’Intelligenza Artificiale” e disse:
-Questo fatto è adatto per scrivere una sua storia?
-Certo! - rispose il professore. Oggi è già un fatto normale e lo sarà sempre di più in futuro, quando la cosiddetta Intelligenza Artificiale avrà permeato tutti i settori della vita sociale politica ed economica.
Allora- disse la collaboratrice- la scriva!
Un vecchio trainava un carretto sul quale aveva caricato un blocco di marmo. La strada era sconnessa con tante buche. Era piovuto e le buche erano piene di fango. Una ruota vi era affondata e il povero vecchio, per quanto tirasse con tutte le sue forze non riusciva a togliere la ruota dalla buca.
Un giovane che passava da quelle parti, visto la situazione, si sentì in dovere di dare una mano.
Unendo le due forze riuscirono a spostare il carretto. Il giovane continuò a spingere fino alla fine della salita.
Giunto in cima il vecchio si fermò e, sedutosi su una stanga del carretto, caricò la pipa e l’accese.
Dopo tre o quattro tirate di pipa si rivolse al giovane dicendo:
- Siete stato molto gentile giovanotto!
-Non c’è di che! Ho visto che eravate in difficoltà e ho pensato che fosse mio dovere aiutarvi, rispose il giovane.
Nello stesso tempo, però, si meravigliava che al tempo della Intelligenza Artificiale si potesse ancora incontrare qualcuno che, per spostare una merce usasse un carretto come cento anni addietro.
-Dove dovete andare, buon uomo? gli disse il giovanotto.
-Devo andare a Roccaprima per consegnare il blocco di marmo ad uno scultore.
-E’ distante 5 Km! Da solo non ce la farete mai!
- Ce la farò! Ce la farò! rispose il vecchio. Faccio questo mestiere da quando ero giovane. Prima usavo per il trasporto un camioncino; ma, da quando i costi di manutenzione del mezzo si sono alzati e allo scultore sono calati gli ordini per effetto dell’Intelligenza Artificiale, per non perdere il lavoro, ho tirato fuori il carretto di mio padre, perché anche lui faceva il carrettiere. Mi sono messo al posto del cavallo; così non devo pagare l’assicurazione, il bollo, il carburante e le manutenzioni varie; mantengo così il lavoro per lo scultore e di conseguenza anche per me. Lo scultore, che solo con martello e scalpello modella le sue opere d’arte, può vendere le sue opere a un prezzo competitivo con le sculture prodotte con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale, ai signori capitalisti per adornare i giardini delle loro ville.
-E’un lavoro molto duro! Alla vostra età come fate a resistere?
-Sarebbe più duro se non l’avessi affatto! Replicò il vecchio.
Il giovane, che aveva perso il lavoro a causa dell’intelligenza artificiale, si sentì totalmente coinvolto.
-Vi aiuto fino a Roccaprima?
Il vecchio, non rispose, si rimise alla stanga e il giovane a spingere di dietro.
La strada era pianeggiante e asfaltata per cui si procedeva con poca fatica.
A 1 km da Roccaprima vi era un’osteria, dove i viaggiatori potevano rifocillarsi alla buona con un piatto di minestra, un secondo fatto di prosciutto e formaggio, del buon vino e pane a volontà: tutto a un prezzo che anche il vecchio si poteva permettere.
Il duo del carretto arrivò all’osteria verso mezzogiorno.
Il vecchio si fermò nello spazio antistante e, volgendosi al giovanotto con tono duro e perentorio, gli disse:
“Grazie! Siete stato molto utile e generoso. Adesso, però, ve ne dovete andare per i fatti vostri!”
Il giovane, un po’ contrariato per il tono con cui era stato invitato ad andarsene, si congedò dal vecchio dicendogli:
- Arrivederci e buona fortuna!
Si allontanò dal vecchio, ma moriva dalla voglia di vedere come sarebbe andata a fine la storia del vecchio con il carretto e il blocco di marmo.
Si allontanò perciò solo quel tanto da non essere visto dal vecchio, mentre lui ne seguiva le mosse.
Il vecchio entrò nell’osteria, mangiò e bevve in abbondanza, non solo acqua!
Poi si rimise in cammino in quel pomeriggio sotto il sole, che batteva forte su quella strada asfaltata.
Forse per il caldo o il troppo vino bevuto il vecchio dopo qualche centinaio di metri incominciò a barcollare e poi cadde a terra tra le stanghe del carretto.
Il giovane accorse e lo trascinò all’ombra di una siepe.
Gli tastò il polso, che batteva sempre più lentamente, ma il vecchio era cosciente.
-Avete dei parenti? Gli disse il giovane.
-Non ho parenti. Non ho nessuno! Rispose il vecchio.
-Allora dovrò avvisare il vostro padrone, lo scultore.
-Non ho padroni io. Ho soltanto il carretto e il blocco di marmo e ve li regalo!
Furono le sue ultime parole.
Il giovane, frastornato, ritornò sulla strada e avvisò l’oste dell’accaduto; si mise alle stanghe e tirò il carretto fino alla casa dello scultore.
Qui giunto, raccontò allo scultore la storia del vecchio e, dato che era ormai l’unico erede, chiese se poteva continuare lui il lavoro del vecchio.
Il giovane era contento perché, nonostante la triste fine del vecchio, aveva trovato un nuovo lavoro, duro sì…. ma onesto …e soprattutto nobile! e ….con il suo lavoro permetteva allo scultore di esercitare la sua professione di vero artista e………ai ricchi signori delle ville di ornare i loro parchi e giardini con vere opere d’arte!